Storie di Italiani in Spagna

Erasmus a Madrid: Federico si racconta

Abbiamo intervistato Federico Garbin, nato a Padova nel 1990.
Vive a Cervarese Santa Croce. E’ partito in Erasmus nel settembre 2012 e tornera’ a fine giugno 2013.
Studia a Padova, quarto anno di Ingegneria Edile-architettura, mentre qui in Spagna studia presso la facoltà di Arquitectura. E’ in Erasmus ad Alcalà de Henares, che si trova nella Comunità di Madrid, città natale di Cervantes per intenderci e patrimonio dell’umanità.
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Come hai avuto la possibilità di andare in Erasmus?
Mi informavo spesso sui bandi di esperienze di studio all’estero, mi tenevo sempre informato, ma sapevo che molti erano impensabili per me. Un giorno normale di lezione universitaria, un professore di un corso molto importante,  comunica che sarà aperto un bando erasmus per la Spagna e che ci avrebbe informato circa lo svolgimento. Un po’ per sfida personale, un po’ perchè aspettavo l’occasione buona mi iscrissi al bando. Sono stato veramente fortunato. Per diverse ragioni. La prima è che il bando Erasmus a cui partecipai era rivolto esclusivamente al mio corso ed in particolare al mio anno di corso; in questo modo i partecipanti si ridussero notevolmente. In secondo luogo i fattori che determinavano la posizione in graduatoria erano solo in parte dovuti alla media degli esami (in quel caso non sarei nemmeno entrato in graduatoria) ma principalmente per come si era affrontato il corso con il professore responsabile del flusso. Caso veramente di particolare fortuna fu che non vinsi fin da subito la borsa di studio: in graduatoria arrivai quarto, ma i posti disponibili erano tre. Passarono 3 mesi e le varie pratiche di rapporti tra le due Università (l’italiana e la spagnola) erano già avviate o addirittura chiuse, ma una mattina di fine giugno mi arriva un sms da parte di un mio compagno vincitore della borsa in cui mi comunica schiettamente che aveva appena rifiutato la vincita, e che sarei dunque subentrato io. Grazie ad una buona collaboratrice Erasmus e alla disponibilità dell’Università ospitante sono riuscito ad aprire nuovamente le pratiche e partire già ad inizio settembre.
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Quali sono i motivi che ti hanno spinto ad intraprendere questa esperienza?
Il principale è sicuramente partire. Partire, cambiare aria, provare nuovi mondi e nuove culture, nuove persone. Sentivo la necessità di andare, un po’ per ritrovare me stesso e un po’ per capire chi davvero fosse importante per me e per chi io fossi importante. La distanza e lo stringere rapporti e contatti con gente da tutto il mondo avrebbero risolto questi miei dubbi. L’abitudine di una vita universitaria e delle stesse persone e della stessa mentalità, aveva creato in me un senso di disagio, e appena ebbi l’occasione, partii. Poi la voglia di conoscere, scoprire il mondo, viaggiare, rendersi conto di non essere soli, piccoli, nella propria città. L’opportunità era di viaggiare per più di nove mesi, non potevo lasciarla andare. Mi resi conto poi fin da subito che sarei tornato con la conoscenza di una lingua nuova, lo spagnolo, e soprattutto con un’ottima conoscenza. Imparare una lingua non sui libri ma sul posto fa si che si possano padroneggiare anche tutti i modi di dire, i detti, i proverbi e anche qualche espressione dialettale che sono ignoti a più che studiano solo nei libri. Lo studio in un’Università straniera non lo presi in considerazione fin da subito, ma si rivelò infine la migliore opportunità nella vita professionale che io abbia avuto finora.
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Sei felice della scelta che hai fatto? Motivo/i?
Sono entusiasta di essere partito. Se tornassi indietro rifarei l’esperienza sicuramente. La vita fuori dal nostro solito mondo, rinchiusi quasi in una bolla, sembra incredibile ma ti apre la mente, ti fa cambiare, ti fa ritrovare te stesso e soprattutto non smetti mai di stupirti, dalle piccole abitudini degli spagnoli che ti sembrano quasi ridicole, alle grandi differenze con l’Italia, in senso positivo e in senso negativo. Ci si accorge subito, una volta immersi in questa vita, che tornerai in Italia con un bagaglio di esperienze che saranno sempre con te per tutta la vita, di persone, di posti, di atmosfere, di pensieri. Non può essere altro che l’inizio di una vita nuova e l’apertura di un portone verso il futuro di un mondo globalizzato.
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Trovi ci siano delle differenze tra la tua Università italiana e la tua Università spagnola?
Si, moltissime. A partire dal modo di lavorare e di concepire lo studio. Non credevo di trovarmi di fronte a dei compagni instancabili: mi sono ritrovato a lavorare spesso di notte, molte volte a non dormire per riuscire a finire dei lavori o delle presentazioni. Mi sono reso conto che siamo molto indietro a livello didattico, soprattutto per la qualità e la competenza degli insegnanti che qui stimolano un vero interesse per la disciplina, amano il loro lavoro e fanno partecipare e coinvolgere gli studenti in ogni lezione, di qualsivoglia tipo. In Italia, scusa la franchezza, devi ringraziarli se si presentano in aula. Qui il mondo del lavoro è parte integrante del piano di studi: gli studenti hanno modo di toccare con mano quale sarà il loro futuro, e di scegliere quale ramo intraprendere. Altra caratteristica positiva della didattica spagnola è il lavoro di fine studi (corrispondente alla tesi italiana), dove non scegli un determinato ambito ed una determinata materia da sviluppare e ricercare, ma devi coinvolgere tutti i professori e tutte le materie, presentare un lavoro finito e completo pronto per essere eseguito. (faccio architettura, quindi nel mio caso un progetto pronto per l’esecuzione). Alla didattica italiana riconosco però un’aria più di originalità. Mi spiego: ho notato che qui spesso, per la quantità di lavoro e di studio da fare, si è portati ad accelerare il processo non studiando nel dettaglio le cose ma soprattutto copiando spudoratamente da altri progetti. Questo, in Italia, non sembra succedere, almeno nella mia Università, dove si punta invece alla ricerca personale su basi teoriche, affiancati spesso da un professore.
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Tralasciando, ma solo per un istante, il discorso Università, cosa ci puoi dire riguardo il costo della vita,i luoghi di intrattenimento o svago?
Si sa già, ma posso confermarlo: gli spagnoli sono un popolo di festaioli! Ogni occasione è buona per festeggiare, dal semplice esame passato, ad un giorno libero da sfruttare. La cosa che mi ha impressionato di più è vedere con quanto affiatamento organizzino la serata, cercando di andare al risparmio (molto più che da noi) e coinvolgendo più gente possibile. Passare la notte a far festa nei luoghi pubblici ogni weekend e trovare le strade completamente pulite all’alba è un mistero che ancora devo risolvere. La notte di solito inizia tardi per noi abituati allo stile italiano, prima di mezzanotte e mezza i bar son vuoti. Si inizia da questi bar, in uno di quei locali in cui la musica è tipicamente da discoteca, si beve qualcosa, ma non troppo, e alle due ci si sposta in discoteca, ancora mezza deserta: si riempirà attorno alle tre, quando inizia la vera festa che finirà alle sei della mattina. Non solo la notte, ma anche durante il giorno è possibile vedere gruppi di persone, seduti su un qualsiasi tipo di spazio pubblico (piazza, aiuola, marciapiede, …) a ridere, paralare, scherzare, spesso con un bicchiere in mano, ma sempre sorridenti. A questo proposito noto che lo spazio pubblico è molto piú sentito e sfruttato che in Italia; a qualsiasi ora del giorno e della notte nelle piazze e nei parchi, anche i quelli più piccolini e naascosti, troverai ragazzi con lo skateboard, ragazze che chiaccherano tra loro, nonni che accompagnano i nipoti , ma anche persone adulte che semplicemente si prendono una pausa dalla giornata. Così come i luoghi pubblici, anche i mezzi pubblici sono decisamente più sviluppati e sfruttati rispetto all’Italia: il senso dell’oggetto pubblico e del suo rispetto è radicato fortemente in tutti gli spagnoli. Il costo della vita, a Madrid è elevato, dovuto principalmente al fatto di essere una metropoli di 4.000.000 di abitanti, mentre se ci spostiamo nella Comunità di Madrid, in cui vi è la mia Università, scopriamo che invece il costo della vita risulta essere simile a quello del nordest italiano. Viaggiando per la Spagna, mi son reso conto che al sud la vita è un po’ meno cara. Gli spagnoli però hanno una risorsa che da noi ancora non si è ben sviluppata: loro li chiamano “los Chinos”, ovvero i cinesi! Nel raggio di un chilometro vi è almeno un botteghino cinese dove, a differenza dell’Italia, qui vendono principalmente alimentari, a basso costo, al dettaglio e soprattutto a qualsiasi orario. Se sei in giro per le strade e ti viene sete stai sicuro che li vicino vi è un “chino” aperto con delle birre e altre bibite.
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Gli spagnoli sono un popolo caloroso ed accogliente?
Se io l’anno scorso mi fossi trovato uno spagnolo in Erasmus in corso, probabilmente gli avrei semplicemente chiesto il nome, ed i miei rapporti sarebbero finiti lì. Questo mi costa molto affermarlo, ma accoglienti come gli spagnoli credo non possano essercene. Ti fanno sentire uno di loro, come se ti conoscessero da una vita, ti invitano alle loro feste anche se non ti conoscono, attaccano bottone con qualsiasi sconosciuto, hanno spesso il sorriso in faccia e non perdono mai occasioni di chiederti qualcosa sulla tua cultura. Ti insegnano la lingua, la loro cultura, ne vanno fieri e la difendono. Non ci si potrà mai sentirsi a disagio anche se circondati da sconosciuti. Nello stesso ambiente universitario i professori si presentano solo per nome, e gli studenti li chiamano per nome: la forma di cortesia, l'”usted”, esiste ma molto raramente viene usata, proprio per questo modo solare e leggero di vivere e di comunicare che hanno. Gli spagnoli, per conto mio, sono un popolo da invidiare sotto quasi tutti gli aspetti, ma soprattutto per la mentalità apertissima che dimostrano in ogni contesto. Rispetto e condivisione sono principi ben fondati in ciascuno di loro.
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Che consiglio daresti agli universitari indecisi se partire o non partire per fare questo tipo di esperienze?
Credo che solo uno sciocco potrebbe rifiutare un’occasione simile. L’erasmus è la porta del futuro per tutti noi giovani e soprattutto la porta per riscoprire noi stessi. Cambiando Paese ci si scrolla di dosso tutte quelle convinzioni e pregiudizi che si hanno, arrivi in un Paese straniero da straniero, e ti rendi conto delle infinite cose che ci accomunano, delle infinite negatività e positività del tuo Paese. Per l’anno prossimo ho già organizzato le vacanze: in giro per l’Europa a visitare i miei nuovi amici spagnoli che l’anno prossimo saranno in erasmus. Fregatevene di uno stupido esame che dovete passare, lo farete l’anno prossimo, imparerete molto di più in un giorno di erasmus che in un mese passato su di un libro. Fregatevene delle persone che rischiate di perdere, scoprirete veramente chi vi segue anche se siete distanti, e capirete pure chi continuare a seguire nonostante la distanza; i contatti che stringerete qui rimarranno per sempre nel vostro bagaglio di esperienze. Fregatevene dei dubbi che il giorno stesso della partenza ancora vi assillano, presto non vi ricorderete più di averceli. Fregatevene del patriottismo intrinseco che tutti noi italiani abbiamo, sarete molto più italiani una volta che sarete circondati da stranieri, e vi sentirete tutti fratelli. Avete ancora dubbi? Beh, io tornerò con un sorriso.
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Marco Campo Bagatin

 

 

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