Corrida in Spagna: storia, numeri e regole

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L’usanza di uccidere animali per divertimento, conosciuta in Spagna come “corrida de toros” (letteralmente “corsa dei tori”) risale al tempo degli antichi giochi greci, etruschi e romani. 

Se nel nostro Paese questa usanza ha perso fin dai tempi medievali il suo lato considerato ludico assumendo la forma di un’inutile crudeltà agli occhi dell’opinione pubblica, in molte zone della Spagna (così come in diversi Paesi dell’America Latina) la corrida è tuttora considerata una tradizione importante, da difendere con orgoglio e passione.

Data la mia opinione fortemente contraria vi avverto che non riuscirò a scrivere un post di pura informazione riguardo a questo argomento tanto delicato. Farò comunque del mio meglio per spiegare con obiettività come si svolge una corrida.

In genere in ogni corrida si alternano 3 toreri e 6 tori per circa 2 ore.

Lo “scontro” -se così si può definire- inizia con il “matador” (torero) che spinge il toro verso il “picador” (torero a cavallo). Quest’ultimo infligge ripetutamente dietro il collo dell’animale un’asta chiamata pica (un arpione di legno con una punta uncinata di metallo), per indebolirlo ed impedirgli di muovere la testa.

Dunque giunge il turno dei “banderilleros“, che conficcano nel corpo dell’animale già stremato e sanguinante una serie di banderillas, dei piccoli arpioni di legno coperti di carta colorata dotati di un rampone per attaccarsi al dorso del toro ed aumentare il sanguinamento.

In conclusione è il momento dello show del matador, che istiga il toro con la famosa muleta, il drappo color rubino. Il macabro gioco continua finché il toro non si inginocchia a terra, sfinito e in preda ad un’atroce sofferenza.

Con un gesto teatrale dunque il matador conficca l’estoque (spada) tra le scapole dell’animale, uccidendolo tra gli applausi concitati della folla.

Ogni anno sono più di 10000 i tori uccisi in questo genere di manifestazioni, nella sola Spagna. 

Gli eventi di tauromachia in Spagna sono circa 6000 all’anno, quasi 2000 le corride. Di queste ultime, la maggior parte si svolge nelle regioni di Castilla-La Mancha (380 all’anno), Andalucia (360 all’anno) e Castilla y Leòn (330 all’anno).

Nella sola capitale, Madrid, ogni anno avvegono ben 280 manifestazioni legate alla tauromachia!

Circa il 90% di questi massacri a cielo aperto viene finanziato con denaro pubblico.

Ma perché lo Stato incoraggia questo genere di eventi? La risposta è molto semplice, la corrida permette un vastissimo giro di affari (i biglietti migliori possono costare più di 150€!) che fa versare nelle casse statali circa 300 milioni di euro all’anno!

Ma le corride in Spagna sono una goccia in questo sanguinoso oceano, dal momento che i tori uccisi nello stato iberico rappresentano circa il 5% dei tori uccisi nel mondo ogni anno per divertimento.

La prima regione spagnola ad abolire questa discutibile tradizione furono le lontane Isole Canarie, nel 1991.

Recentemente anche la Catalunya, con il consueto orgoglio indipendentista, ha preso le distanze dall’usanza della corrida de toros abolendola a seguito di un’iniziativa legislativa popolare sostenuta da 180000 firme. Nel luglio 2011 il Parlamento Catalano decretò la non-legalità della corrida sul territorio della regione con 68 voti contro 55.Per questo motivo dal 2012 non è più possibile assistere a questo genere di eventi nei dintorni di Barcellona.

Stiamo a vedere se anche nel resto del Paese prevarrà il buon senso, prima o poi!

Luca Cattaneo

 

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